| "Le radici profonde non gelano" |
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giovedì, 22 maggio 2008 Noi possiamo guardarti negli occhi. Salsomaggiore Terme, 27/05/14 – Roma, 22/05/88 Un grande Italiano, un esempio da seguire.
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22:11 | commenti (2)
lunedì, 07 gennaio 2008 Acca Larentia, trent'anni fa.
Riportiamo di seguito un bell’articolo di Luca Telese – autore di “Cuori Neri” – sulla strage di Acca Larentia pubblicato su “il Giornale” oggi in edicola. La speranza è che il ricordo del sacrificio di quei tre ragazzi vittime di quell’atto assurdo ci aiuti a far sì che, in futuro non troppo lontano, si possano definitivamente chiudere tutte le “guerre civili”, striscianti o meno, che avvelenano l’Italia da oltre sessant’anni...
Strage di Acca Larentia. Si riapre la guerra civile.
di Luca Telese
Il Giornale, lunedì 7 gennaio 2008
Il biglietto, solo pochi secondi prima di uscire dalla sezione, lo scrisse Franco Bigonzetti, lasciandolo sul tavolo come si faceva prima che inventassero gli sms: «Siamo a Prati. Ci vediamo domani. Franco». Invece Franco, i camerati con si era dato appuntamento non li avrebbe rivisti mai più. E la sera stessa sarebbe finito immortalato in una di quelle terrificanti istantaee da paparazzo per cui oggi i garanti danno il carcere a vita. La foto all’epoca fu pubblicata, invece, su L’Espresso. E a doppia pagina, con un titolo da far accapponare la pelle La guerra civile italiana. Era appropriato. Nella foto Franco è riverso su un lettino d'ospedale, ha un occhio perforato da una pallottola e il viso allagato di sangue, la camicia stropicciata e alzata sulla pancia, con il capezzolo scoperto, e sopra un’altra macchia di sangue, e la cravatta ancora allacciata, perché la morte quando ti sorprende è strana, non si cura mai dell’incoerenza. Con lui morirono altri due ragazzi, in una serata festiva romana. Francesco Ciavatta, che dall’ingresso della sezione fece in tempo a trascinarsi fino alle scalette. E poi, per la ferita di quella sera, morì poco dopo Stefano Recchioni. Morirono in tre, e in condizioni folli e incredibili, e furono seguiti da altri tre morti, tutti legati a quella carneficina: dopo scontri con la polizia, guerriglia urbana e candelotti lacrimogeni, P38, barricate in strada, auto incendiate. Una maledizione che inizia lì, il 7 gennaio 1978, Sezione di Acca Larentia. O meglio: «strage di Acca Larentia». Trenta anni fa, il giorno che tenne a battesimo la nascita del terrorismo nero.
Acca Larentia era una delle sezioni di periferia del Msi, nel pieno degli anni di piombo. Uno degli avamposti sperduti, nel tempo in cui le capitali italiane divennero campi di battaglia, nel tempo in cui rossi e neri si sparavano per le vie e i numeri delle vittime e delle rappresaglie iniziavano a confondersi e a sovrapporsi. Morirono in tre, per i fatti di quella sera, ma in realtà avrebbero dovuto essere in sei. Li aspettavano all'uscita dalla sezione appostati. Erano un commando, forse di Autonomia. Probabilmente ottennero ad Acca Larentia il loro battesimo del fuoco, forse il prezzo per arruolarsi nelle Brigate Rosse. Chi ha sparato non è stato mai preso (o meglio: non ancora). La mitraglietta che ha sparato, invece sì. La ritrovò la polizia molti anni dopo, in un covo ornato da una bandiera rossa con la stella a cinque punte che è entrato nella storia del delitto Moro: via Montenevoso, a Milano. Dopo quel delitto anche l'arma aveva fatto carriera. Nel volantino di rivendicazione si firmarono: «Nuclei armati per il contropotere territoriale». Tre morti, vuol dire strage. Ma quello che segnò un punto di non ritorno per una intera generazione, a destra, fu che due delle tre vittime – Franco e Francesco furono uccisi dal commando dei terroristi rossi. La terza no. Stefano Recchioni morì per un proiettile sparato da un ufficiale dei carabinieri, Edoardo Sivori (condannato, al termine di un lungo processo, per «eccesso colposo di legittima difesa»). Era accaduto dopo che il tam tam aveva diffuso per tutta la Roma la notizia della strage. Tutti i militanti della destra romana erano accorsi davanti alla sezione dell’Appio latino. La tensione si tagliava con il coltello, c’erano tutti i futuri dirigenti del partito, compreso un giovanissimo Gianfranco Fini, ancora riconoscibile, in un’istantanea dell’epoca con un lungo impermeabile bianco. Fini si sta accendendo una sigaretta insieme ad un ragazzo più basso di lui. Il ragazzo è Stefano Recchioni, e alla loro sinistra c’è la pozza di sangue dove poco prima è stato ferito a morte Franco. Sopra c’è un mazzo di fiori. Cinque minuti dopo quello scatto, i due destini che sono stati uniti da quella sigaretta fumata insieme con inquietudine si dividono per sempre: Stefano cammina verso il fondo della piazza, dove, anche per via della rabbia e della tensione per i due morti, sta esplodendo una rissa per un ragazzo che è stato appena fermato. Fini resta dov’è. Quando Sivori spara, Stefano viene colpito alla fronte, e la pallottola lo trapassa da parte a parte. Proveranno a dire, gli avvocati del carabiniere, che è un colpo di rimbalzo, che proveniva dalle stesse fila di Stefano. Ma non ci vuole un perito balistico per dimostrare che è una follia. Quando Stefano cade a terra, in un lago di sangue c’è una ragazza che gli tiene ferma la testa. La ragazza viene da un’altra sezione di periferia, dove tre anni prima hanno ucciso un altro ragazzo che si chiamava Mario Zicchieri. Ed era amico anche di Franco Bigonzetti, che lo presentò a D'Audino. Le vittime e i superstiti, nella destra e nella sinistra militante di quegli anni, camminavano sullo stesso filo, e si potevano chiamare per nome.
Il 7 gennaio del 1978 i destini turbinavano e si incrociavano disordinati. Stefano Recchioni era persino uscito dal Msi, perché considerava troppo moderata la linea di Almirante. Ma poi, finito il volantinaggio in Prati passò davanti alla sezione di Colle Oppio, la sua, vide una folla di cui non capiva il motivo, scese. Gli dissero: «Hanno ucciso due dei nostri!». «Dove?». Gli risposero: «Acca Larentia». E allora Stefano decise di andare, con la Cinquecento di uno dei camerati. Dopo un’ora il suo volto era tra le mani della Mambro. Durante una trasmissione, molti anni più tardi, Giovanni Minoli chiese alla Mambro: «Che colore associa, lei, agli anni di piombo?». E lei, senza esitare: «L’azzurro. Perché è il colore degli occhi di Stefano che si chiudono davanti ai miei».
Oggi, dopo un terzo di secolo, c’è ancora qualcuno che indaga, che vuole andare fino in fondo. È che la Strage di Acca Larentia fu molte cose insieme. Il punto di non ritorno per l’antifascismo militante armato, che diventava Brigatismo. Fu l’atto di nascita ufficiale del Nar, dopo tre giorni di guerriglia per le strade. E fu anche la fine della collateralità fra la destra e le forze dell’ordine: «Celerini assassini!». La Mambro era figlia di un poliziotto, e questa è un’ennesima prova che la storia è complessa. Uno dei padri dei tre ragazzi morì suicida. Un altro di dolore. Il padre di Bigonzetti era iscritto alla Cgil. La madre di Recchioni era di sinistra, il fratello di Stefano di Lotta continua. Massimo e Stefano avevano litigato, e si erano rappacificati. Massimo disse all'Espresso: «Mi si è fermato il cuore, non sono più lo stesso». Sembrava un’Italia divisa da un odio «etnico», era un’Italia complessa, allora come oggi. Ci abbiamo messo trent’anni per chiudere la guerra, e capire come estinguere le radici della rabbia.
sabato, 27 ottobre 2007 E sono già 6 mesi...
I’ve been around this world, Yet I see no end. posted by Masterofpuppets |
17:58 | commenti (5)
lunedì, 30 luglio 2007 Al Sunsplash droga libera. E la Regione paga... Riporto di seguito un interessante articolo apparso su "Friuli News". La cosa più incredibile è che grazie all'Assessore alla "Cultura" del Friuli Venezia Giulia - Antonaz, comunista - la Giunta Illy ha foraggiato la manifestazione spendendo ben 270.000,00 euro in due anni!!! Quando finirà questa vergogna?
Il "narco fest" messo in discussione dalla Procura di Tolmezzo: "occorre ridiscuterlo" Ecco com’è cambiato lo spaccio. I risultati dell’arma Non sarebbe male rimettere in discussione il Rototom. In che senso? Chiuderlo? Ridurne i giorni? “Sicuramente bisognerebbe pensare a limitarne la durata”, parola del procuratore-capo di Tolmezzo, Enrico Cavalieri che, durante la conferenza stampa nel comando provinciale dei Carabinieri di Udine, ha lanciato sul tavolo una serie di dubbi sulle modalità con cui avviene il Sunsplash. Fuori di metafora, pur senza alcuna volontà di criminalizzare la manifestazione, il procuratore e il capitano della compagnia di Tolmezzo, Mauro Bonometti, hanno chiaramente ‘suggerito’ ai politici e alle istituzioni un ripensamento. Necessario. E questo nonostante nessun comitato abbia preso contatti con i militari di Tolmezzo o con la Procura. Chi è riuscito a mettere i piedi dentro i maxi campeggi di Osoppo, del resto, si è ben accorto che la presunta festa in realtà si trasforma in una lunga dieci giorni di sniffate&allucinazioni psico-fisiche. Sarebbe probabilmente il caso, etico e morale, di dare una regolata a questa deregulation totale. E arriviamo alla mappa dello spaccio che ha mutato fisionomia proprio quest’anno, ricalcando le mode di assunzione che vigono fuori dal Rototom. Il mercato è in mano ai senegalesi che vendono di tutto, dall’hashish alla marja, dall’ecstasy ai francobolli di Lsd fino alla coca: senegalesi provenienti per la quasi totalità dalla Lombardia, qualcun altro dalla Toscana e dalla Puglia. Quasi tutti clandestini (per il 90 per cento), tutti -,a parte uno nei confronti del quale il gip ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere - rimessi in libertà dallo stesso gip. Qualche arresto in più rispetto all’edizione 2006: finiti dietro le sbarre 52 persone – il che significa che sono stati accertati 52 episodi di spaccio - tutte straniere eccetto cinque italiani (nessun friulano, a parte cinque segnalati per assunzione di droghe). Non ha girato eroina. Neanche un grammo. In compenso un fiume di marja, di coca, di ecstasy: complessivamente, fra tutte le voci della sballo, la merce sequestrata ammonta a un valore commerciale di oltre 13 mila euro: quasi un chilo di maijuana, 664 grammi di hashish, 188 grammi di coca, 20 grammi di oppio (spagnolo), 226 di francobolli Lsd. I prezzi? Ottanta euro a grammo per la coca, 10-15 euro per l’hashish, 15-20 euro per lo speed (con anfetamine); 25-30 euro una pastiglia di ecstasy. Dunque, il mercato è stato monopolizzato dai senegalesi tuttofare, poi si vedevano a zonzo, con la roba da piazzare, qualche arabo, qualcuno dalla Sierra Leone, qualcun altro dalla Costa d’Avorio (i marocchini, invece, per la prima volta, non si sono fatti vedere molto in giro, eppure fino all’anno scorso erano loro a tenere le redini del fruttuoso mercato). L’attività dei militari dell’Arma non è stata semplice, anche perché le organizzazioni dedite allo spaccio si erano preparate ad affrontare chi lotta per la legalità. Come? Con la mutua assistenza, come spiega il capitano Bonometti. Quando qualcuno dei loro veniva ‘preso’ dalle forze dell’ordine o ‘avvicinato’ dalle divise – una ventina gli uomini impiegati divisi in squadre fuori e dentro il parco - , ecco che partivano i messaggi di auto-mutuo-aiuto. In pratica, la rete di assistenza, chiamiamola così, serviva per far scappare il compare in difficoltà. Mai prima d’ora, come ha notato il capitano, ci si era trovavi dinanzi a un’attività ramificata e soprattutto pronta a rispondere ai controlli e alle retate delle forze dell’ordine. Inevitabile: “Quest’anno qualche tensione in più è stata registrata: il festival è diventato un festival dove si spaccia droga alla grande....”, ha scandito il capitano che si è riferito ai dati presentati con queste parole: “Cifre e fenomeni allarmanti”. Accanto al capitolo delle sostanze stupefacenti, c’è quello del giro di banconote false: 1.500 falsificate, 20 – 50 -100 euro. Anche i furti hanno fatto la loro parte: cibo, soldi, droga. posted by Masterofpuppets |
18:04 | commenti (13)
domenica, 17 giugno 2007 Ma dove stanno i cumunisti? È diventato ormai impossibile trovare qualcuno che abbia votato per Prodi e compagnuzzi alle ultime Elezioni politiche (a parte redazioni di giornali e/o televisioni, centri sociali, sedi CGIL etc.). Tutte le categorie scendono in piazza a protestare contro Prodi e compagnuzzi: pensionat, taxisti, Forze dell’Ordine, statali, culattoni… Ma come diavolo ha fatto quest’ameba a vincere le elezioni? Mica le avrà truccate per papparsi tutto??? Noooooooooo!!!!
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22:52 | commenti (6)
martedì, 15 maggio 2007 Benritrovato, camerata MegaDave! A due anni da "The System has Failed", Dave Mustain e i suoi Megadeth hanno pubblicato nei giorni scorsi "United Abominations". Faranno discutere, e molto, i testi perché fin dal titolo emerge chiaramente che il nostro Dave 'spero che tutti voi sappiate chi cazzo sono io' Mustaine ha le idee ben chiare: l’O.N.U. è infatti descritto come un immorale ed inutile carrozzone che vive alle spalle dell’America (e come dargli torto? La maggior parte dei rappresentanti di quell’istituzione provengono da Paesi in cui la Democrazia non è applicata e, a maggioranza, approvano risoluzioni e provvedimenti a nome di tutti gli Stati…). Poi vi sono i richiami alla Fede Cristiana, già presenti nell’album precedente ("Shadow of Death", che riporta un passo dell'Apocalisse bibblica), e un solido patriottismo di fondo: insomma, anche i Megadeth del politicamente corretto (giustamente) se ne fottono!
Dal punto di vista musicale, l’album è molto buono. Nulla di nuovo sotto il sole, ma quello che c’è è molto, molto ben suonato da Dave e "compagni" fra cui, new entry, c’è anche il bassista James Lo Menzo (il vero J.Lo…), già apprezzato nei White Lion, Pride & Glory e Black Label Society fra gli altri. Da segnalare la ben riuscita riproposizione della splendida "A tout le Monde" in duetto con Cristina Scabbia, cantante dei nostri Lacuna Coil.
Insomma, un album da avere. E poi il 30 giugno a Milano, tutti rigorosamente con la bandiera americana, a sentirli al Gods of Metal! United Abominations posted by Masterofpuppets |
12:12 | commenti (2)
domenica, 29 aprile 2007 Ciao, Camerata! La terra ti sia lieve, Igor, camerata, fratello. Tante volte abbiamo discusso, quante volte poi abbiamo sancito un armistizio momentaneo di fronte ad una bionda birra? Per poi iniziare di nuovo a sostenere con più vigore le proprie idee. Io non accettavo le tue e tu le mie. Ma io ti capivo come tu capivi me. E poi un'altra bionda e un altro scontro...
Martedì saremmo dovuti andare su a Stremiz. I Tricolori che garriscono al vento, la nostra Fede, il nostro Onore che si chiama Fedeltà. L'Orgoglio di un'appartenenza che mai la menzogna potrà distruggere. So che tu ci sarai comunque, e sempre sarai con Noi. Ma che pena non vederti lì... E poi a luglio il concerto degli Slayer all'Heineken... Come quella volta a Padova a vedere i Metallca... Ma non sarai lì a pogare con me... Ora in quella lontana Isola Verde ti immagino correre felice sulla tua adorata moto. E mi manchi già, camerata... Perché? Perché?? |